“Generazione Z” nel mirino. Sempre più spesso, soprattutto sui social e nel dibattito pubblico, è scontro generazionale tra giovani e meno giovani. La Gen Z viene, a volte, bollata come “scansafatiche” o poco propensa al sacrificio. Ma è veramente così? RTV San Marino lo ha chiesto a Marina Capizzi, cofondatrice di PRIMATE Consulting.
“Direi che è una semplificazione – risponde Capizzi – perché, in realtà, sta succedendo qualcosa di molto più interessante: si sta ridefinendo il significato del lavoro. La novità è che questa generazione, la Gen Z, è la prima a mettere in discussione un modello che tutte le altre generazioni hanno accettato, senza discuterlo. Questa generazione non vuole mettere la vita dentro al lavoro, ma semmai vuole mettere il lavoro dentro a una vita. Poi ci sono altri elementi nuovi: sono persone che vogliono capire il perché di ciò che fanno e questo mette in discussione la gerarchia tradizionale, quella del ‘fai questo perché te lo dico io che sono il tuo superiore'”.
“Loro non vogliono solo eseguire – prosegue l’esperta – ma vogliono contribuire. Teniamo presente che la gerarchia tradizionale ha sempre privilegiato l’obbedienza sulla competenza e questo ribalta completamente il rapporto con le aziende. Noi non possiamo più permetterci una modalità decisionale dove decide sempre chi ha ruolo più alto. Questo ingessa l’azienda. Possiamo quindi far evolvere gli aspetti dei contesti organizzativi, che ormai non sono più al passo con il mondo, e produrre di più. Produrre meglio usando l’intelligenza di tutti: è questo che loro chiedono. C’è un grosso rischio, però: se tu hai aspettative alte, il rischio è di abbandonare laddove questo non accada. La generazione dei più grandi può aiutare questi ragazzi. Questo può essere un punto di aiuto reciproco”.
