Le organizzazioni sono abituate a considerare i comportamenti espressione dell’individuo. Ed è corretto: esiste il libero arbitrio, l’esperienza personale, i valori, i tratti caratteriali. Eppure, chi frequenta le aziende osserva con regolarità un fenomeno ricorrente. Le persone che, fuori dal lavoro, sanno comunicare, collaborare, assumersi responsabilità e prendere decisioni, una volta entrate in azienda sembrano perdere molte di queste capacità. […] Se i risultati sono, almeno in parte, il prodotto del design organizzativo, intervenire solo sulle persone significa agire sugli effetti, non sulle cause. E genera un paradosso: chiedere comportamenti che il contesto stesso rende difficili da sostenere nel tempo.
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