Il lavoro senza corpo

10 Feb, 2026

C’è una stanchezza nuova che attraversa il lavoro contemporaneo. Non ha a che fare solo con le ore lavorate, ma con l’attenzione, il vissuto del tempo, la difficoltà a sentirsi davvero presenti in ciò che si fa. È una stanchezza che riguarda il corpo.

Il lavoro di oggi è sempre più fatto di piattaforme, riunioni online continue, mail, priorità che si sommano. Un flusso continuo, anche se pieno di interruzioni, che si alimenta per aggiunta e che presuppone un’assenza di limite.

Ma i corpi non funzionano così. Non è che il lavoro sia cambiato troppo in fretta; è che il corpo non può cambiare allo stesso ritmo.

I corpi non sono progettati per una modalità continua e per una disponibilità infinita. Funzionano per soglie, per cicli di attivazione e recupero, per ritmi. E quando parliamo di corpo, parliamo soprattutto di sistema nervoso: del modo in cui capacità di concentrazione e di regolazione delle energie vengono sollecitate, sostenute, rigenerate o logorate dai contesti in cui lavoriamo.

Qui si apre una frattura profonda, ancora poco tematizzata. Le organizzazioni si sono trasformate rapidamente. I corpi funzionano sempre allo stesso modo.

Molti contesti di lavoro sono progettati come se il corpo non esistesse. Sempre seduto, con la mente costantemente in movimento. Una call dopo l’altra, messaggi che interrompono, tempi di concentrazione frammentati. Il corpo resta fermo, ma il sistema nervoso è quasi sempre in allerta.

Non ci si ferma mai davvero: né a pensare, ad ascoltare, a parlarsi, a sentire, a decidere. E questo, oltre a non far bene al corpo, non fa bene al business.

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