Tra benessere aziendale e solitudine lavorativa

19 Giu, 2025

 

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Il welfare aziendale è in crescita, ma deve fare i conti con le richieste dei lavoratori alla ricerca continua di benessere e motivazioni. Oltre che con il rischio emergente della solitudine lavorativa. Il lavoro non è più solo un mezzo per accumulare ricchezza, ma un elemento centrale dell’equilibrio personale, da costruire su misura delle proprie esigenze. I dipendenti non cercano solo stipendi competitivi, ma un equilibrio tra vita professionale e privata, benessere olistico e tempo da dedicare a sé stessi e ai propri affetti.

Un cambiamento che riflette un nuovo sentiment non solo italiano, ma addirittura globale: il benessere sul posto di lavoro conta più della semplice retribuzione. Il 62,8% dei consulenti del lavoro segnala una crescita del welfare aziendale tra 2023 e 2025, con il Nord Est in testa come area geografica. Il valore delle prestazioni è aumentato per il 48,2% degli intervistati. Commercio (46,6%) e industria manifatturiera (46,1%) sono i settori con maggiore diffusione di welfare tra le pmi. È quanto emerge dal III Rapporto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, realizzato in collaborazione con Pluxee: Il welfare aziendale: diffusione e prospettive nelle pmi.

Ma quali sono i driver principali della crescita? Essenzialmente tre: maggiore conoscenza degli strumenti (51,2%), necessità di compensare l’erosione del potere d’acquisto (40,2%) e inserimento nei contratti collettivi (38,5%). Nei prossimi tre anni, il 76,4% dei consulenti prevede un’ulteriore crescita del welfare, specie sul fronte del sostegno economico, conciliazione vita-lavoro e salute. Quali sono gli strumenti di sostegno al reddito in crescita? Secondo il 62,4% dei consulenti del Lavoro, crescerà l’utilizzo dei buoni pasto; per il 57%, aumenteranno i buoni multicategoriali, mentre per il 53,6% si amplierà il ricorso ai buoni benzina. In quest’ottica, la digitalizzazione è vista come chiave di svolta: secondo i consulenti, la digitalizzazione migliorerebbe varietà e flessibilità dei servizi (75,3%), crescita del welfare (70,4%), gestione amministrativa (70,2%) e soddisfazione lavoratori (69,1%). ​

Articolo di Marina Capizzi