Coinvolgere i team per portare a profitto la formazione

3 Mar, 2025

 

Clicca qui per leggere l’articolo

 

La formazione è cresciuta molto negli ultimi anni. Le organizzazioni sono sempre più obbligate a confrontarsi con lo skill gap, la differenza tra le conoscenze possedute e richieste dalla competizione: oggi l’Intelligenza Artificiale, ieri la digitalizzazione, il lavoro agile ecc.

È indubbiamente positivo che si investa per far evolvere le competenze e affrontare i cambiamenti. In questo quadro di maggiore attenzione, però, non sta evolvendo l’approccio al design della formazione che da sempre si concentra sulla persona singola (manager o professional) e si rivolge alle popolazioni aziendali, cioè a persone che hanno lo stesso ruolo ma che non lavorano insieme: ad esempio, tutta la popolazione manageriale, i project manager, gli addetti vendita, ecc.

Questo approccio favorisce il confronto e lo scambio ma non garantisce il trasferimento di quanto appreso, perché lascia alla singola persona l’onere di mettere in pratica i contenuti formativi.

Ciò che viene insegnato nella formazione è spesso molto diverso da ciò che si fa tutti i giorni. Il partecipante tornato sul campo, dunque, si trova a fare i conti con abitudini e prassi consolidate che non è detto abbia la forza di trasformare da solo. E questo limita il ritorno dell’investimento formativo per la competitività dell’impresa. Il ponte tra formazione e campo è da sempre la sfida e la piaga della formazione. Non è il momento di cambiare? Considerare la singola persona come unico “cliente della formazione” a noi appare un modello decisamente superato. E quindi come possiamo muoverci diversamente?

Da diversi anni, stiamo sperimentando un approccio che considera “i team reali i veri clienti della formazione”. I team reali sono costituiti dalle persone che lavorano insieme, responsabile compreso. Quindi: uffici, squadre commerciali, negozi, unità produttive, team di progetto… Certo, è un grosso cambiamento e, inizialmente, può suscitare qualche timore nei decisori della formazione e nei partecipanti.

 

Articolo di Marina Capizzi pubblicato su QN Economia