Quando la gerarchia mangia la formazione

7 Ott, 2024

 

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Le aziende devono evolvere la formazione e la gerarchia per affrontare criticità come lentezza, stress e demotivazione. È necessario creare percorsi formativi legati alla realtà quotidiana per favorire un apprendimento continuo e migliorare le performance.

Le aziende, da decenni, usano la formazione come leva per accompagnare la propria crescita. Tipicamente, la formazione è destinata alla crescita professionale e manageriale di singoli individui. Si va avanti così, anche se molti problemi di fondo non si risolvono mai in barba all’innovazione tecnologica e alle frequenti riorganizzazioni.

Ci riferiamo, ad esempio, alla lentezza strutturale delle organizzazioni, allo stress e alla demotivazione diffusi (gli ultimi dati Gallup dicono che, in Italia, solo l’8% degli impiegati dichiara di essere molto coinvolto dal proprio lavoro), alla scarsa attenzione ai clienti/utenti.

Perché la formazione non riesce a fare la differenza su queste e molte altre criticità? La risposta è semplice. Le nostre organizzazioni hanno una struttura gerarchica ereditata dal passato che le rende strutturalmente lente, genera molto stress in alto e demotivazione in basso, pone poca attenzione sui clienti/utenti finali.

Perché le organizzazioni gerarchiche tradizionali sono lente? Perché presuppongono che decida sempre il più alto in grado, quindi, il più lontano da problemi/opportunità. Questo fa sì che i problemi si accumulino sulle scrivanie, generando molta ansia in chi deve prendere decisioni su temi che non conosce (per questo si moltiplicano le riunioni), e demotivazione in basso in chi, pur conoscendo le soluzioni perché vive quei temi tutti i giorni, non può decidere. La piramide organizzativa, inoltre, è strutturalmente lontana dai clienti/utenti perché la gerarchia prevede un unico cliente: il capo.

Articolo di Marina Capizzi