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Ventiquattrore ore al giorno. Il tempo non basta mai. È un dato oggettivo, no? In realtà, è una convinzione che ci rende poco lucidi. Possiamo percepire la scarsità del tempo ma anche la lentezza. Possiamo percepirlo come risorsa congrua. L’esperienza che facciamo del tempo è il risultato della struttura con cui diamo ordine alle cose, individualmente e collettivamente. E questa struttura, spesso, è una gerarchia.
La prima gerarchia che riduce enormemente la governance individuale e collettiva sul tempo è quella organizzativa, che riguarda la distribuzione del potere decisionale. La catena di comando dovrebbe snellire e velocizzare. Invece, dando per scontato che decida sempre il ruolo più alto, impedisce che molti problemi e opportunità trovino risposte rapide, lì dove si generano.
La gerarchia organizzativa tradizionale, inoltre, essendo basata su singoli individui e singoli ruoli (e non su team con obiettivi comuni), richiede moltissimo tempo per rimettere insieme ciò che è separato all’origine (informazioni, attività, competenze). Come? Facendo tante, lunghe e inconcludenti riunioni dove si fronteggiano potenti gerarchie (di solito implicite) che divorano il nostro tempo: gerarchie di fiducia, gerarchie valoriali, gerarchie di priorità.
E potremmo continuare. Uscirne è davvero difficile. Quindi? C’è una gerarchia che può aiutarci a mettere ordine in questa selva?
Articolo di Marina Capizzi
