Gerarchia in progress

1 Mar, 2025

 

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Al lavoro, e non solo, ci muoviamo all’interno di organizzazioni piramidali che possono evolvere, anche con il nostro contributo. Diventando un mezzo di autorealizzazione e soddisfazione personale. La respiriamo tutti i giorni, la gerarchia. Però a occhi chiusi, senza conoscerla. Semmai, ne accusiamo i contraccolpi, come una zavorra continua di ansia, stress, demotivazione, paura in ufficio come fuori, che ci pesa tantissimo sulle spalle, che ci fa saltare anche i nervi ma che accettiamo come un “obbligo” ineluttabile.

Eppure, la gerarchia è un concetto da esplorare, neanche tanto astratto, perché sapere che i suoi limiti sono imposti dalla tradizione mentre i tuoi meriti aspettano solo di essere potenziati, potrebbe trasformarla in una risorsa fondamentale per la qualità del lavoro, e per la qualità di vita in generale. «Sono state scritte tonnellate di saggi sulla leadership, ma non parliamo mai di gerarchia», dice Marina Capizzi, autrice di Non morire di gerarchia (Franco Angeli), il primo libro in Italia sull’argomento.

«Mentre la prima si occupa di comportamenti, la seconda struttura la distribuzione del potere decisionale all’interno dei sistemi sociali. Quindi, è la gerarchia che crea il reale campo da gioco nel quale operiamo».

 

Articolo di Marina Capizzi