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È importante e urgente disegnare percorsi di crescita dedicati ai team reali, quelli composti dalle persone che lavorano insieme.
Le organizzazioni tradizionali assumono l’individuo come unità di base. Infatti, gli obiettivi vengono assegnati e valutati individualmente, la formazione è rivolta ai singoli, i responsabili privilegiano la comunicazione con i singoli… Nessun investimento serio nelle organizzazioni è dedicato a supportare i team reali, quelli composti dalle persone che lavorano insieme (a parte brevissimi team building che difficilmente lasciano una traccia duratura).
La prestazione individuale, ovviamente, è molto importante. Ma nel mondo complesso e interconnesso in cui viviamo, possiamo ancora pensare che i risultati non siano fortemente influenzati da come le persone lavorano insieme e dalla presenza o meno di sicurezza psicologica?
Quando il mondo era più semplice e stabile la maggior parte delle persone lavorava eseguendo “compiti” individuali, ripetitivi e normati, il cui controllo era demandato ai “superiori”. Questi compiti erano il risultato di una grande frammentazione delle attività che, riassemblata attraverso la catena di montaggio e altri processi supervisionati dalla gerarchia, producevano un’automobile, un abito, l’apertura e la gestione di un conto corrente, eccetera.
Articolo di Marina Capizzi pubblicato su Il Sussidiario
