Il “silenzio” nei luoghi di lavoro: un rischio nascosto

19 Giu, 2026

 

Clicca qui per leggere l’articolo

 

Il silenzio nei luoghi di lavoro è un fenomeno diffuso e misurabile. Diverse ricerche mostrano che una quota significativa di persone evita di esporsi, anche quando osserva problemi o criticità.

Uno studio su oltre 100mila lavoratori americani evidenzia che il 34% dei dipendenti non parla per paura di ritorsioni (DecisionWise, 2021).

Altri dati confermano questa tendenza: nei Paesi nordici fino a circa il 50% dichiara che esporsi può mettere a rischio la propria posizione (Nordic Business Ethics Survey, 2024), mentre circa il 30% dei dipendenti non percepisce sicurezza psicologica, condizione che rende più probabile il silenzio (Perceptyx, 2025).

Il timore di conseguenze negative emerge come fattore centrale…

[…]

«Il silenzio – spiega Marina Capizzi, consulente di evoluzione organizzativa e autrice di Non morire di gerarchia – non è un comportamento marginale, ma una variabile che incide direttamente sulla qualità delle decisioni e sulla sostenibilità delle organizzazioni. Ma non esiste un solo silenzio. Le forme che assume nascono da motivazioni diverse e producono effetti profondamente differenti sui contesti di lavoro».

Il silenzio difensivo è guidato dalla paura: le persone si proteggono evitando di esporsi. In questi contesti, l’attenzione si sposta dal lavoro alla gestione del rischio personale. Si parla meno, si espone meno, si sperimenta meno. Gli errori non emergono, le criticità restano latenti, i segnali deboli vengono ignorati. Si crea così un ambiente apparentemente ordinato ma in realtà fragile, perché le decisioni si basano su informazioni incomplete e il sistema perde capacità di apprendere.

 

Clicca sul pulsante in alto per leggere l’articolo completo di Maurizio Carucci in cui viene menzionata Marina Capizzi, pubblicato su Avvenire