PRIMATE Newsletter – Ciò che i e le leader sbagliano sulla motivazione delle persone

14 Mar, 2025

Molte pratiche manageriali si basano su assunzioni errate riguardo la motivazione delle persone. Nonostante la consapevolezza che la migliore performance derivi da persone intrinsecamente motivate e coinvolte, moltə leader continuano a utilizzare metodi tradizionali basati su incentivi e monitoraggio, ritenendo che senza di essi le persone non lavorerebbero con impegno. Questo approccio deriva da due teorie opposte sulla motivazione umana: la teoria principale-agente e la teoria dell’autodeterminazione.

La teoria principale-agente parte dall’idea che le persone siano egoiste e razionali, con obiettivi in conflitto con quelli dell’organizzazione. Di conseguenza, secondo questa teoria, devono essere controllate e motivate con incentivi, regole e monitoraggio. Tuttavia, monitorare e incentivare il lavoro è costoso e inefficace, portando a conseguenze negative come il comportamento opportunistico, la mancanza di etica e il focus su obiettivi di breve termine anziché sulla sostenibilità.

La teoria dell’autodeterminazione propone un modello alternativo, secondo cui le persone sono intrinsecamente motivate quando vengono soddisfatti i loro bisogni di autonomia, competenza e relazionalità. Per raggiungere questo obiettivo, le organizzazioni devono offrire un chiaro orientamento strategico, feedback significativo e libertà di operare in modo adatto alle proprie caratteristiche. Questa impostazione consente alle persone di interiorizzare gli obiettivi aziendali senza la necessità di incentivi e controllo rigido. La ricerca conferma che soddisfare questi bisogni porta a una maggiore motivazione intrinseca, con benefici in termini di performance e benessere. Inoltre, questa gestione favorisce comportamenti etici, innovazione e impegno a lungo termine. Tuttavia, non si tratta semplicemente di concedere libertà assoluta: l’autonomia deve essere accompagnata da obiettivi chiari e una struttura adeguata per garantire allineamento con la strategia aziendale.

L’impatto delle assunzioni manageriali sulla gestione delle persone

Se un/a leader crede che le persone lavorino solo per interesse personale, adotterà un modello di gestione basato su incentivi e monitoraggio costante. Questo può risultare controproducente, poiché genera stress, senso di sfiducia e riduce l’impegno. Inoltre, performance target rigidi e incentivi misurabili possono indurre le persone a focalizzarsi solo sugli obiettivi remunerati, tralasciando collaborazione e innovazione.

Un’eccessiva rigidità nella gestione si diffonde in tutta l’organizzazione: se i e le leader applicano un controllo rigido sui e sulle middle-manager, questə faranno lo stesso con i loro team, portando al micromanagement e a una riduzione della flessibilità e della creatività. Questo è particolarmente problematico in ambienti di business complessi e volatili, dove servono agilità e innovazione.

Organizzare il lavoro senza sistemi command&control

Nonostante le evidenti limitazioni della teoria principale-agente, essa continua a influenzare le pratiche manageriali, specialmente nei momenti di crisi, quando i e le leader tendono a intensificare il controllo. Un’alternativa è adottare principi di autogestione, in cui i team definiscono autonomamente i propri obiettivi e organizzano il lavoro in base alle proprie competenze e necessità.

Un esempio di questo approccio è Viisi, una società olandese di mutui che mette le persone al primo posto. Qui i ruoli di leadership ruotano tra i membri del team, che decidono anche chi assumere e con quali retribuzioni. La trasparenza e l’autonomia sono alla base del successo dell’azienda, che ha visto il ritorno di ex dipendenti attratti dal modello di gestione.

Un altro esempio è Supercell, la società di gaming dietro Clash of Clans, che basa la propria struttura su team autonomi con alti livelli di fiducia e sicurezza psicologica. Anche Semco, un’azienda brasiliana, ha eliminato i manager tradizionali, sostituendoli con consulenti e coordinatori/trici che supportano team autogestiti. Qui, le persone stabiliscono autonomamente i propri salari, con un tasso di turnover inferiore all’1%.

Questi modelli non sono utopici: la ricerca ha identificato quasi 400 organizzazioni in tutto il mondo che operano con successo secondo i principi dell’autogestione, in settori commerciali, governativi e non profit.

Come cambiare prospettiva per migliorare la gestione delle persone

Per creare ambienti di lavoro che favoriscano la motivazione e l’impegno, i e le leader devono rivedere le proprie convinzioni sulla natura umana e sulla motivazione. Le pratiche più efficaci prevedono la comunicazione di una visione chiara, la libertà di organizzare il lavoro entro linee guida definite e una retribuzione equa e stabile, non legata rigidamente agli obiettivi di performance. Queste strategie favoriscono fiducia e rispetto, contrapponendosi al clima di sfiducia che caratterizza la teoria principale-agente.

Non è necessario adottare un modello di autogestione totale per implementare questi principi. Esistono diversi modi per sperimentare un cambiamento di approccio:

  1. Ridurre la gerarchia e decentralizzare le decisioni. Valutare quali decisioni possono essere delegate e coinvolgere le persone nel processo.
  2. Riconsiderare le policy e le procedure aziendali. Eliminare quelle non necessarie e spiegare chiaramente il valore di quelle indispensabili.
  3. Riformare i processi di valutazione della performance. Spostare il focus da premi e sanzioni a crescita e sviluppo delle competenze, con feedback continui e orientati al futuro.
  4. Riconoscere e superare vecchie abitudini manageriali. Nei momenti di difficoltà, evitare di ricorrere automaticamente a controlli e sanzioni. Invece, adottare un approccio empatico, cercando di capire le cause alla base di eventuali cali di motivazione.

I e le leader che vogliono attrarre e trattenere talenti devono rispondere ai bisogni psicologici fondamentali delle persone anziché minarli. La chiave è garantire autonomia, competenza e relazionalità. Delegare le decisioni, investire nello sviluppo delle competenze e promuovere la collaborazione anziché la competizione porterà a maggiore coinvolgimento, benessere e innovazione.

Leggi l’articolo completo di Marylène Gagné e Rebecca Hewett su MIT Sloan Review

*La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
**L’immagine è “Dinamismo di un Ciclista” di Umberto Boccioni, 1913