*L’immagine è “No. 16 (Red, Brown, and Black)” di Rothko
Ogni volta che leggiamo, pensiamo o impariamo qualcosa di nuovo, il nostro cervello cambia. Questo fenomeno, noto come neuroplasticità, descrive la capacità del cervello di riorganizzarsi e creare nuove connessioni. Per anni si è creduto che, superata l’adolescenza, le strutture cerebrali si cristallizzassero. Le ricerche più recenti hanno ribaltato questa idea: il cervello può crescere e modificarsi per tutta la vita adulta, se lo stimoliamo nel modo giusto.
La neuroplasticità non è solo una curiosità scientifica: può essere orientata consapevolmente per ottimizzare le prestazioni cognitive, migliorare il rendimento lavorativo e persino influenzare il funzionamento dei team.
Secondo la psicoterapeuta Marsha Chinichian, la neuroplasticità permette di creare e riorganizzare connessioni nel cervello, contraddicendo la vecchia teoria secondo cui i neuroni si limitano a morire con l’età. Natalia Ramsden, psicologa del lavoro e fondatrice di SOFOS Associates, conferma che si tratta di una scoperta profondamente emancipante: significa che possiamo agire per cambiare la struttura del nostro cervello e, di conseguenza, aumentare la nostra produttività.
Metafore e immagini aiutano a comprendere come funziona la neuroplasticità. La neuroscienziata Tara Swart paragona il cervello a una rete stradale: ripetere attività ed esperienze rafforza i percorsi neuronali, trasformando una strada sterrata in un’autostrada. Più usiamo certi percorsi, più diventano veloci, efficienti e resistenti alla fatica.
Allo stesso modo, la psicologa Lynda Shaw ricorda che il cervello funziona come un muscolo: se alleniamo il bicipite cresce, se alleniamo i circuiti neuronali diventano più potenti. Questo è particolarmente importante nel lavoro da remoto, dove diminuiscono gli stimoli quotidiani dell’ufficio e le nuove routine richiedono capacità di adattamento e creatività. Allenare il cervello significa prepararlo a innovare e restare competitivo.
Gli esperti suggeriscono nove esercizi per “riscrivere” il cervello:
1. Nutrire il cervello.
Anche se rappresenta solo una piccola parte del peso corporeo, il cervello consuma un quarto di ciò che mangiamo. Una dieta ricca di noci, mirtilli, avocado, vitamina D e magnesio favorisce percorsi neuronali più efficienti.
2. Fare sonnellini.
Oltre a un sonno notturno regolare (7-9 ore), brevi riposi di circa 20 minuti stimolano la crescita delle spine dendritiche, connessioni cruciali tra neuroni.
3. Chiudere la giornata lavorativa.
Come i muscoli, anche il cervello ha bisogno di recupero. Creare rituali di fine giornata che combinano riflessione e gratitudine, come un messaggio di ringraziamento ai colleghi, aiuta a liberarsi dello stress e a creare condizioni ottimali per la neuroplasticità.
4. Espandere il vocabolario.
Imparare una parola nuova ogni giorno stimola numerosi percorsi cerebrali, visivi e uditivi, rafforzando la memoria e la creatività linguistica.
5. Usare la mano “sbagliata”.
Svolgere azioni quotidiane con la mano non dominante crea nuove connessioni e rafforza quelle esistenti. Anche un compito semplice, come lavarsi i denti con l’altra mano, diventa un esercizio cerebrale.
6. Imparare a fare giocoleria.
Un’attività ludica che migliora coordinazione e neuroplasticità. Tenere delle palline a portata di mano consente di esercitarsi nei momenti di pausa.
7. Giocare a scacchi.
È un esercizio cognitivo complesso che aumenta la materia grigia in aree legate al controllo e alla concentrazione. Anche brevi sessioni online stimolano percorsi neuronali preziosi.
8. Allenarsi con tecniche mnemoniche.
Usare formule, rime o associazioni creative potenzia la connettività della rete prefronto-parietale, aprendo nuovi circuiti di apprendimento.
9. Praticare la mindfulness in team.
La meditazione di gruppo non solo favorisce la calma e la consapevolezza, ma promuove la crescita di aree cerebrali utili e riduce le reazioni impulsive. In azienda, la mindfulness collettiva diventa un allenamento condiviso che rafforza resilienza, empatia e capacità di risposta ai problemi.
Le implicazioni della neuroplasticità non riguardano solo lo sviluppo individuale. Se allenata in modo sistematico, può diventare una leva per migliorare le prestazioni collettive. Creare rituali di apprendimento condivisi, incentivare pratiche di gratitudine, proporre momenti di meditazione o incoraggiare attività ludiche e cognitive sono modi per rendere l’adattamento un tratto culturale, non solo personale.
In un mondo del lavoro che cambia rapidamente, neuroplasticità significa non solo rafforzare le proprie capacità, ma anche prepararsi a riorganizzare schemi e processi. Un team che si abitua a “riscrivere il cervello” è un team che sa accogliere nuove sfide senza paralizzarsi, trasformando l’incertezza in opportunità di crescita.
La lezione centrale è chiara: il cervello è plastico, e la sua forma dipende da come lo usiamo ogni giorno. Nutrirlo bene, allenarlo con costanza e offrirgli spazi di recupero e stimolo creativo permette di costruire autostrade cognitive che sostengono benessere, produttività e innovazione.
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**La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
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