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“Fearless” non è solo l’assenza della paura. È il coraggio di porre una domanda, di fare una proposta, di provare a migliorare, di cercare nuove strade imparando dagli errori. E grazie a questo – lo diciamo subito – è la condizione per trovare senso nel proprio lavoro. Vite professionali piene di senso hanno effetti positivi sulla salute delle persone e delle imprese.
Questo libro, che arriva direttamente da Harvard, parla dei vantaggi economici della fearless quale precondizione affinché l’intelligenza presente nell’organizzazione possa dare i suoi frutti. In un mondo dove non è più possibile affrontare il futuro solo con la pianificazione e il controllo da parte di pochi.
Fearless
Non è solo l’assenza della paura. È il coraggio di porre una domanda, di fare una proposta, di provare a migliorare, di cercare nuove strade imparando dagli errori. E grazie a questo – lo diciamo subito – è la condizione per trovare senso nel proprio lavoro. Vite professionali piene di senso hanno effetti positivi sulla salute delle persone e delle aziende.
Fearless, in sintesi, è un fattore abilitante all’uso delle proprie capacità che consente di mettersi in gioco e generare valore per sistemi più ampi ai quali si appartiene: team, progetti, uffici, unità di vendita, la propria azienda. Con questo libro, quindi, il tema della “paura” entra ufficialmente nella sfera del pensiero e delle prassi di management, nonché nella riflessione strategica.
Ma si tratta di una paura creata dall’organizzazione, magari attraverso episodi passati di punizione e inibizione, oppure è una paura che proviene dai vissuti individuali delle persone?
Prima di rispondere a questa domanda dobbiamo capire bene di quale paura si tratti.
Questo è il primo punto da mettere chiaramente a fuoco.
Articolo di Marina Capizzi e Tiziano Capelli su Famiglia Cristiana
