Come agisce la meditazione nel nostro cervello

Immagina per un momento l’esistenza di una pillola magica capace di farti sentire meglio, facendo crescere i tuoi livelli di concentrazione e la qualità del tuo sonno, arricchendo le tue relazioni e dandoti un senso generale di felicità e contentezza. Questa pillola, poi, non ha effetti collaterali ed è completamente gratuita. La prenderesti? Probabilmente sì. Seppur non si tratti di una pillola, questa soluzione magica esiste davvero: si chiama meditazione. L’interesse generale per la meditazione e la mindfulness, negli ultimi decenni, è in continuo aumento, ma la maggior parte delle persone non sa cosa significhi davvero meditare. 

Culturalmente, abbiamo poche conoscenze riguardo il modo in cui la meditazione può migliorare la nostra salute mentale. La meditazione migliora il modo in cui il cervello percepisce il mondo intorno a noi. Tendiamo a considerare l’attenzione e l’esperienza che abbiamo del mondo come una funzione singola, sotto il nostro controllo, ma in realtà c’è molto di più. Per comprendere il funzionamento della meditazione, bisogna prima conoscere i tre elementi che contribuiscono alla percezione del mondo del nostro cervello:

  1. Attenzione: l’attenzione scansiona i diversi elementi e sceglie ciò che necessita di più analisi
  2. Consapevolezza: aiuta a processare gli stimoli provenienti da tutti i nostri sensi, a livello aggregato
  3. La rete di emozioni: grazie ai neurotrasmettitori, vengono creati i segnali base, come il piacere, lo stress, la paura

Questi processi lavorano insieme: l’attenzione è segnalata dalla consapevolezza, a sua volta caricata di peso dalla rete delle emozioni. Il modo in cui processiamo il mondo si è evoluto dai tempi in cui l’uomo viveva cacciando nella natura, ma il modo in cui funziona il nostro cervello non è cambiato così tanto. La società e la tecnologia si sono sviluppate così velocemente che i nostri cervelli non riescono a tenere il ritmo, e, di conseguenza, non siamo fatti per abitare il mondo in cui viviamo. 

Come risultato di questo disallineamento, questi tre processi si trovano in squilibrio: la vita moderna ha portato a un sovrasviluppo della rete delle emozioni e a un sottosviluppo dell’attenzione. Infatti, spesso le emozioni bypassano completamente i processi che avvengono ai livelli precedenti, attivando la risposta comportamentale, ancora prima di permetterci di capire quali siano le cause dei nostri comportamenti. Come conseguenza di questa situazione, siamo più propensi ad essere dipendenti dai nostri smartphone, capaci di catturare la nostra attenzione, piuttosto che a concentrarci a lungo su un elemento. Siamo anche meno sani dal punto di vista emozionale, e siamo più esposti ad ansia e depressione. 

Allenando la nostra mente tramite la meditazione, possiamo sviluppare due skills specifiche e di fondamentale importanza. In primo luogo, la meditazione sviluppa la nostra attenzione, poiché ci abitua a riportare il nostro focus su un elemento specifico, come ad esempio il respiro, dopo ogni distrazione. In secondo luogo, la meditazione stabilizza il nostro senso di consapevolezza e rimette in equilibrio le nostre emozioni. Calmando queste ultime, la meditazione riesce a disattivare il bypass alla corteccia prefrontale, che detta la nostra risposta. La meditazione ci permette di filtrare le emozioni attraverso consapevolezza e attenzione, ottenendo come risposta emotiva lo stimolo in sé. Ci insegna a osservare questo stimolo, per evitare di farci guidare da esso. La nostra mente diventa sempre più forte, e uno dei primi miglioramenti si riscontra nel miglioramento dei livelli di attenzione. Evitando che la mente si dedichi continuamente ad ansie e preoccupazioni, ci si sentirà poi più felici e sereni.  

La meditazione, quindi, non è altro che un viaggio esplorativo dentro la nostra mente. Più si praticano attenzione e consapevolezza, più si conoscerà sé stessi. 

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