Come sopravvivere ad un capo tossico

I manager tossici hanno grandi abilità: sanno come far diventare pesante un lavoro importante e gratificante, sanno trasformare collaboratori altamente performanti in perfetti incompetenti che “dovrebbero sentirsi fortunati ad avere un lavoro”. Hanno inoltre la capacità di demotivare un team, un dipartimento o un’intera organizzazione in un colpo solo.

Nonostante le critiche esposte da questo tipo di manager siano spesso chiaramente infondate e immeritate, le loro parole possono avere un forte impatto sui collaboratori, sulla qualità del loro lavoro, delle loro relazioni personali, sulla loro salute.

Le tecniche di sopravvivenza ai capi tossici si concentrano su due aree: cosa fare riguardo il lavoro in sé e come affrontare gli effetti psicologici ed emozionali derivanti dal lavorare con un simile capo.

I – suggerimenti per affrontare il lavoro.

  1. Andarsene. La tattica più efficace è andarsene il prima possibile, da lui/lei o dall’azienda, magari utilizzando il proprio network, prendendo anche in considerazione la possibilità di guadagnare di meno: il danno che un boss tossico può causare alla salute fisica ed emotiva, alle relazioni e al benessere in generale, non vale qualche centinaio di euro in più all’anno. I prossimi consigli saranno utili a sopravvivere fino a quel momento, ma il passo più importante è proprio cercare di andare via più in fretta possibile. 
  2. Produrre i risultati attesi. Ai manager tossici non importa come si sentono i dipendenti, a loro importa solo una cosa: ottenere i risultati sperati. Per questo, può rivelarsi utile scoprire quali risultati importano di più al boss (probabilmente sono quelli per i quali urlano di più) e concentrarsi su di loro. Certo, questo significa fare il loro gioco, ma li terrà distratti. Questi rimangono consigli di sopravvivenza – non tecniche di sabotaggio passivo-aggressive. L’obiettivo rimane comunque quello di andarsene.
  3. Dire loro quello che vogliono sentirsi dire. Nel riportare le informazioni, è meglio concentrarsi sui progressi piuttosto che sui problemi. In questa fase, è meglio non chiedere aiuto o indicazioni al capo, il quale sarebbe altrimenti felice di incolpare un collaboratore. Piuttosto, è utile riportare un problema chiarendo quali azioni sono già state intraprese per risolverlo.

II – suggerimenti per gestire l’impatto sul benessere personale.

  1. Smettere di autocommiserarsi (o di incolpare il capo). È necessario tenere a mente che in questo momento niente può migliorare la situazione, eccetto andarsene (da lui/lei o dall’azienda). Mollare tutto non è sinonimo di fallimento, o accettazione della sconfitta – è sopravvivenza. Non è nemmeno tutta colpa del capo, evidentemente comportarsi in questo modo è nella sua natura. E’ più utile usare l’energia che si concentra sull’odio verso il capo per andarsene.
  2. Annullare le aspettative. Probabilmente questo manager non cambierà e non migliorerà i suoi comportamenti. Cercare di modificare le attitudini di un capo tossico non è responsabilità dei suoi dipendenti.
  3. Creare connessioni. Per i collaboratori, è utile mantenere connessioni con persone che possano comprendere la loro posizione, grazie ad ascolto attivo ed empatia. Un manager tossico cercherà infatti di isolare i propri collaboratori, facendoli sentire incompetenti e rendendoli restii a condividere le loro frustrazioni con altri, per mantenere il potere. È importante combattere questa paura per trovare una luce in fondo al tunnel.
  4. “Tenerci di meno”. Evidentemente, in questi casi il lavoro non può richiedere il massimo sforzo e impegno da parte del dipendente. È da considerare come un semplice lavoro per pagare le spese, i vestiti e il cibo. È meglio prenderne le distanze. Arriverà un lavoro per cui varrà la pena dare il meglio si sé, ma non è questo.

Lavorare per un manager tossico può scoraggiare le persone. I consigli qui elencati possono trasformare la situazione da terribile a tollerabile, per lo meno a breve termine. A lungo termine resta soltanto una soluzione: andare via in fretta senza guardarsi indietro. 

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