Lezioni di leadership da Games of Thrones

Bruce Craven, docente della Columbia Business School, conduce una classe di “Leadership e fiction”, e la sua attenzione è stata particolarmente attratta da Games of Thrones. La popolare serie, ambientata in un medioevo fantastico, ha costruito una serie di narrazioni che si basano in realtà su molti dilemmi che chi ha posizioni di leadership si trova spesso a dover affrontare nella realtà: necessità di prendere decisioni complesse e sfidanti, comprendere di chi fidarsi e di chi no, situazioni di pubblica esposizione o addirittura di esecuzioni, coinvolgono molti dei principali personaggi della serie. Certo, oggi nessuno di noi deve affrontare delle esecuzioni in pubblico nelle organizzazioni, ma non mancano momenti di tensione, soprattutto se si fronteggiano sfide in cui i risultati sono altamente imprevedibili e gli ostacoli molto elevati. Vediamo come i personaggi di GoT agiscono in alcune situazioni che ricordano quelle che affrontano anche i leader di oggi, e come possano mostrarci cosa fare e non fare in queste circostanze.

Ned Stark – aristocratico, persona autentica, responsabile, trasparente. E’ attento alle gerarchie, è saggio, corretto, e ritiene che anche gli altri siano guidati dagli stessi principi. Peccato che proprio questo lo porti alla rovina! Ned Stark è incapace di vedere come i suoi valori personali influenzino e guidino la sua azione, ma siano differenti da quelli delle persone che lo circondano. E anche se lui e Re Robert hanno valori simili, hanno però priorità diverse. Sottovaluta ad esempio il fatto che Robert Baratheon e sua moglie Cersei diano più valore all’onore ed alla famiglia rispetto al potere, e non si accorge che per questo Cersei interpreta le sue affermazioni come minacce. Alla fine, questa comunicazione non chiara su valori, obiettivi e motivazione lo porterà alla decapitazione già alla fine della prima stagione. Questo è un esempio di come i valori siano elementi importanti della leadership, ma anche di come non si possa essere sicuri che i nostri alleati e i nostri avversari li condividano. E’ necessario quindi comunicarli con chiarezza ed onestà, e chiedere con la stessa chiarezza quali sono quelli di chi si oppone a noi. Prendersi il tempo di ascoltarli può risparmiarci la testa!

Jon Snow – Lord comandante e capo della confraternita dei Guardiani della Notte. Dopo anni di ostilità tra le popolazioni dell’occidente e gli auto-proclamatisi Uomini Liberi, emerge una minaccia comune – i camminatori bianchi – che richiede cooperazione tra le due fazioni. Si stringe così un patto di protezione vicendevole, nonostante aleggino ancora freschi i ricordi di aspri combattimenti e massacri. Jon Snow occupa una posizione difficile in quanto leader, e deve agire strategia e capacità di persuasione: cerca di ammorbidire l’atmosfera predicando l’importanza della fiducia, sottolineando l’importanza dello spirito di comunità e dell’inclusione, facendo appello all’empatia dei suoi colleghi e infine al loro coraggio. E’ convinto che la verità in sé sia il miglior argomento di persuasione, ma in realtà la persuasione richiede ben più dell’esposizione di un’argomentazione razionale. Talvolta far emergere la verità è sufficiente, ma per lo più le persone hanno bisogno di convincersi davvero, e, se una buona argomentazione può essere utile per attivare questo processo, alla fine sarà responsabilità della persona rifletterci, prenderla in considerazione da più punti di vista ed alla fine magari farla propria. Non bisogna perciò fare l’errore di Jon (che alla fine venne pugnalato per le sue decisioni) e ritenere che la nostra verità sia anche la verità del nostro collega. Occorre invece impegnarsi in discussioni aperte, in cui ascoltare i timori, le rabbie, le difficoltà dei nostri colleghi, anche quando vorremmo convincerli velocemente perché siamo sotto pressione per pericoli reali.

Questi sono solo due dei leader della saga, ce ne sono molti altri, amati o odiati. Ciò che possiamo imparare da loro è che i leader, anche i migliori, sono imperfetti e possono fare errori a causa dell’enorme stress che devono affrontare. Ciò che li guida è il desiderio di contribuire concretamente a qualcosa più grande di loro, non prevale mai il desiderio di vittoria personale, ma lo spirito di servizio. Il loro lavoro su ciò che è necessario diventa ispirazione e strumento di trasformazione anche per gli altri.

Per approfondire leggi l’articolo originale di Brice Craver – www.strategy-business.com