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L’oceano blu del mercato inizia come oceano blu del pensiero: solo conoscendo la nostra mappa mentale possiamo innovarlo. Sembra un compito teorico e invece non c’è niente di più concreto e di più strategico…
Occupandoci da molti anni di management e di executive coaching, non possiamo fare a meno di constatare come coloro che guidano le aziende tendano spesso a sottostimare gli impatti della propria “mappa mentale” sui risultati dell’impresa.
I numeri uno tendono a concentrarsi soprattutto su ciò che accade “fuori”, soprattutto in anni in cui la difficoltà dello scenario è tale da indurre nei più la certezza che i risultati delle imprese dipendano esclusivamente dal contesto. La convinzione che i fattori esogeni prevalgano nettamente su quelli endogeni porta a considerare i propri approcci mentali come “elementi neutri” nelle scelte di business, che vengono considerate alla stregua di “risposte” dettate dall’ambiente competitivo, dal costo del lavoro, dalla fiscalità, dalle politiche del credito, dalla normativa.
Certo, questi aspetti sono fondamentali e riguardano tutti. Ma, proprio per questo, molta differenza la fa come ci si muove dentro questo universo per trovare nuove opportunità. E questo comporta innanzitutto il superamento delle proprie convinzioni sul contesto, sul proprio business, sul proprio ruolo. Vediamone alcune.
Articolo di Marina Capizzi e Ulderico Capucci pubblicato su L’Impresa, N. 4- 2013, Gruppo24ore.
