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La Sicurezza Psicologica, portata all’attenzione mondiale dagli studi di Amy Edmondson (Harvard), sta al centro della cultura di ogni sistema sociale e nell’impresa impatta fortemente sulle performance. Investire sulla psychological safety è strategico. Il tema sta diventando mainstream ma, insieme alla sua diffusione, aumenta la confusione. Quindi, capiamo che cos’è, perché e come influisce sui risultati e quali benefici concreti genera.
La sicurezza psicologica è la percezione che abbiamo, mentre lavoriamo, di poterci esporre per contribuire all’obiettivo comune. Esporci, ad esempio, per dire “non ho capito”, “non sono d’accordo”, per fare domande e proposte, prendere iniziative, assumere responsabilità, condividere errori, timori, dubbi.
Potremmo pensare che si tratti di gesti normali. Infatti, lo sono. Ma solo quando percepiamo sicurezza psicologica. Nel dubbio, “lo dico o non lo dico?”, tacciamo. Tutti, ad ogni livello, conosciamo questa esperienza. Tacciamo per evitare di essere giudicati incompetenti, inopportuni, deboli.
E così alimentiamo l’epidemia del silenzio. La spinta a parlare o a tacere, che caratterizza il clima ed è al cuore di ogni cultura organizzativa, influenza i comportamenti h24. Intendiamoci, sicurezza psicologica non è dire la prima cosa che passa per la testa. Il tema si pone quando l’esporci o meno impatta sulla qualità delle performance collettive.
Articolo di Marina Capizzi pubblicato su Il Sole 24Ore
