Rafforza la tua leadership facendo un passo indietro nelle decisioni

10 Giu, 2022

Ogni manager dovrebbe definire il modo in cui prende le decisioni ed essere in grado di comunicarlo. Infatti, è necessario spiegare chiaramente l’obiettivo, esplicitare le informazioni di cui si ha bisogno ed indicare cosa i collaboratori devono realizzare per evitare confusione su chi deve decidere e riguardo a cosa. Inoltre, questo aiuta te, in quanto leader, e i tuoi collaboratori, a capire quando puoi restare fuori da una decisione, quando invece dovresti essere coinvolto e come è opportuno richiedere un feedback sull’avanzamento delle attività. In caso contrario, si rischia di non riuscire a proseguire, con l’unico risultato di ritardare le decisioni ed aumentare la frustrazione. 

Gli intervistati a un sondaggio McKinsey, ad esempio, hanno affermato di aver investito nel prendere decisioni il 37% in media del loro tempo: e la metà è stata spesa in modo inefficace. D’altra parte, delegare le decisioni e fidarsi delle persone a cui le hai affidate non è sempre facile. 

La domanda, quindi, è: quando un leader dovrebbe essere coinvolto in una decisione e quando invece i membri del team possono muoversi autonomamente?

Per rispondere a questo interrogativo, il team esecutivo di Duarte Inc ha realizzato un processo per classificare le decisioni in quattro quadranti, definiti incrociando due dimensioni: urgenza della decisione e livello di rischio della decisione. 

Questo schema dà un’idea chiara di quando e quanto un leader dovrebbe essere coinvolto in una decisione. I quattro quadranti sono:

  • Decidere senza di me (basso rischio/bassa urgenza). La gran parte delle attività dei collaboratori più fidati dovrebbero essere qui: realizzare gli obiettivi assegnati, gestire e sviluppare il loro team e così via. Il compito di un leader in questo caso è definire la mission, non fare micromanagement. 
  • Informare sui progressi (basso rischio/alta urgenza). Un leader potrebbe voler rimanere aggiornato sullo stato di alcune attività, in particolare quelle che presentano rischi, variazioni di budget o problemi con i collaboratori. Si può quindi chiedere loro di scegliere il canale che preferiscono per aiutare i manager a restare informati senza dover chiedere direttamente, magari portando le persone a credere che si stia mettendo in dubbio il loro operato.
  • Proporre una decisione per approvazione (alto rischio/bassa urgenza).  Questo vale per tutti gli imprevisti che escono dalla pianificazione e che richiedono un intervento più rapido. A seconda della loro importanza, il team potrebbe persino inviare un documento per presentarne la situazione e ottenere una risposta attraverso una semplice mail. Altri argomenti più importanti possono invece richiedere il contributo e l’approvazione dell’intero team esecutivo.
  • Porta subito verso l’alto (alto rischio e alta urgenza). Questo vale nel caso di scenari importanti come cambiamenti nella governance o nel mercato, minacce alla sicurezza fisica o dei dati o persino un’opportunità di acquisizione inaspettata.

Questo modello non è dato una volta per tutte, anzi deve essere rivisto con frequenza. Parlarne almeno trimestralmente aiuta a mantenere il team allineato. Per andare ancora oltre, un leader può chiedere al team di dargli feedback su come sta rispettando il modello condiviso, aggiungendo così consapevolezza e autosviluppo a chiarezza e condivisione.

Leggi l’articolo completo di Nancy Duarte su www.sloanreview.mit.edu