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Sentirci sicuri insieme agli altri è il primo bisogno che abbiamo fin dalla nascita. Ed è un bisogno che ci accompagna nella vita.
In un momento in cui i conflitti, le divisioni e le guerre su piccola e larga scala sembrano dominare la scena, è facile perdere la speranza nella capacità che abbiamo come esseri umani di costruire insieme un contesto che favorisca la sicurezza reciproca. È quindi molto importante sapere che noi umani nasciamo biologicamente cablati per connetterci e per costruire sicurezza insieme.
Sentirci (sufficientemente) sicuri insieme agli altri è il primo bisogno che tutti noi abbiamo fin dalla nascita. E come potrebbe essere diversamente? La nostra venuta al mondo è segnata da una vulnerabilità totale che per molto tempo ci lascia in balia di altri, i quali, svolgendo al posto nostro funzioni vitali che non possiamo espletare (nutrirci, sorreggerci, lavarci, ripararci dal freddo, usare le parole…), hanno su di noi un potere di vita e di morte. E, soprattutto, possono consentirci di vivere l’esperienza del “sentirci sicuri insieme”, un’esperienza di accoglienza e di benvenuto che ci pone nella condizione migliore per imparare e per crescere.
In sintesi, l’esperienza di sicurezza reciproca ci fa sentire connessi e ci apre al mondo e agli altri. Accadrà anche in seguito, tutte le volte che nel corso della vita ci sentiremo reciprocamente sicuri. In quella condizione daremo sempre il meglio di noi perché ci verrà facile ascoltarci, affrontare situazioni nuove, scambiarci esperienze, valorizzare le differenze, e condividere risorse e competenze per generare benefici comuni, piccoli e grandi. In sintesi, quando siamo connessi diventiamo capaci di fare molto di più, meglio, e con minor fatica. Questo vale in famiglia, tra gli amici, a scuola, al lavoro e negli spazi piccoli e grandi della collettività.
Articolo di Marina Capizzi
