The Purpose Revolution. How Leaders Create Engagement and Competitive Advantage in an Age of Social Good

Cosa dice di importante questo libro

  • Evidenzia, citando i risultati di moltplici ricerche, come il tema del PURPOSE non può essere considerato una moda, ma debba essere un nuovo strumento di gestione strategica di ogni organizzazione. I due autori americani (John Izzo, uomo d’affari, consulente aziendale, relatore, autore di best seller- e Jeff Vanderwielen, ricercatore e consulente) hanno intervistato 500 aziende nel mondo per raccogliere materiale per il libro.
  • Illustra la differenza tra fra:
    Mission – cosa fa l’azienda
    Vision – cosa vuole essere nel futuro
    Proposito – per che cosa l’azienda esiste, ora e nel futuro e quale beneficio porta a tutti gli stakeholders.
  • Spiega l’importanza e la necessità di trovare un allineamento tra il Purpose Individuale e quello Organizzativo.

Citazioni
“C’è in corso proprio ora nel business una rivoluzione, e sarà una delle più grandi opportunità della nostra generazione per te come leader. Chi la ignora diventerà ininfluente.”

“La maggior parte dei leader ritiene che lo scopo e il bene sociale stiano diventando fattori chiave per il successo aziendale. Eppure la maggior parte delle aziende fallisce sul proposito. I loro sforzi per colmare il divario tra i valori emergenti e i desideri della popolazione globale sono semplicemente insufficienti.”

Struttura e contenuti del libro
Il libro si articola in tre passaggi.
La prima, l’introduzione, parte da una provocazione: “Siete pronti per la rivoluzione del proposito?”, sottolineando come nonostante le evidenze sostenute da numerose ricerche molte organizzazioni la considerano solo una moda.
Nella seconda si approfondiscono le caratteristiche e la necessità di quella che gli autori chiamano la pacifica rivoluzione del proposito, e si esplora come gli stakeholders lo vivono ed il modo per creare un’organizzazione o un team focalizzato su questo principio e sul bene sociale.  Si esplora anche come gli stakeholders lo vivono ed il modo per creare un’organizzazione o un team focalizzato su questo principio e sul bene sociale,per esempio partendo dal coinvolgimento di tutti i collaboratori come nella azienda di telecomunicazioni canadese Telus, oppure invitando i leader a definire e condividere il proprio come ha fatto Unilever.
Nella terza parte offre un modello per definirlo, con molti esempi e suggerimenti concreti su cosa fare e sui possibili rischi, e con un focus particolare sul ruolo cruciale dei leader. In modo molto concreto, si parte dalla definizione del proprio proposito personale, aiutati da molteplici esempi reali e da una guida molto dettagliata, basandosi sulla affermazione che ognuno in azienda è un po’ CEO quando si parla di definizione del proprio purpose, e sul fatto che è molto più denso di senso, motivante e capace di produrre risultato un lavoro legato al proposito che alla descrizione dei compiti. Molte indicazioni sono anche rivolte a come mantenere viva nel tempo l’attenzione a questo principio e a non permettere che diventi una mera dichiarazione di facciata.

Istruzioni per la lettura
Il libro si rivolge a tutti i livelli dell’organizzazione, facendo del proposito uno strumento collettivo: dai collaboratori alla direzione, l’invito per tutti è definire la differenza che si vuole incarnare, dentro l’azienda, per il cliente e per la società.
Chi in un libro cerca non solo informazione ma anche stimolo ed accompagnamento ad un cambiamento personale, trova per ogni passaggio un set di domande che porta a esplorare la situazione attuale ed a costruire ed applicare il proprio purpose, sia personale che di team che organizzativo.
Questa ricchezza di passaggi e di stimoli è un po’ anche un limite del libro, che a volte ripete gli stessi stimoli in più parti, a scapito di sintesi ed incisività.