Your brain at work

Cosa dice di importante questo libro
Conoscere come funziona la nostra mente può renderci più efficaci e più felici quando lavoriamo. In particolare ci permette di prendere decisioni più accurate, concentrare meglio la nostra attenzione, gestire lo stress, collaborare con gli altri e favorire il cambiamento personale e culturale di chi ci sta intorno (oltre che, naturalmente, il nostro).
La neuroplasticità del cervello ci consente di modificare le modalità automatiche o semplicemente poco efficaci che adottiamo, spesso inconsapevolmente, per sostituirle con altre più coerenti con il nostro funzionamento e allineate con i nostri bisogni più profondi.
I due elementi alla base di una maggiore padronanza delle nostre facoltà mentali sono la conoscenza di come “funzioniamo” da un punto di vista neuroscientifico e la consapevolezza di come stiamo funzionando nel momento presente. Entrambi possono essere appresi da chiunque, a qualunque età.
Paura e desiderio, o, detto in termini più basilari, tensione ad evitare le minacce e tensione ad andare verso il piacere, sono alla base di moltissimi nostri comportamenti, e condizionano le nostre scelte, le decisioni, l’efficacia con cui operiamo e le modalità con cui ci relazioniamo agli altri senza che veramente ce ne accorgiamo. Essere maggiormente a contatto con queste due emozioni di base, riconoscerle e accoglierle ci permette di apprendere non solo come gestirle ma anche come valorizzarle, in noi e negli altri.

Citazioni
They can observe their own thinking and thus can change how they think

Peak mental performance requires a combination of the two -knowing your brain, and being able to observe your brain processes occurring in real time

When the amygdale is aroused it makes “accidental connections”, misinterpreting incoming data

The sense of autonomy is a big driver of reward or threat… employees with a greater sense of autonomy had a higher job satisfaction and overall reduced stress… when you sense you have choices, something that used to feel stressful now feels more manageable… is the “perception” of choice that matters to the brain

It turns out that conscious control over the limbic system is possible, not by suppressing a feeling, but rather by changing the interpretation that creates the feeling in the first place

You can’t learn to do anything new and complex –such as learn to ride the subway in Japan without an interpreter- without your limbic system firing up from uncertainty, and in this state you’re going to make mistakes

Happy people perceive a wider range of data, solve more problems, and come up with more ideas for actions to take in a situation

There are “social needs”, which, if not met, create a sense of threat that can quickly devolve into conflicts between people… feeling of relatedness is a primary reward for the brain, and an absence of relatedness generates a primary threat

Our animal instincts seem to naturally cause us to withdraw and treat others as foes, unless a situation arises that generates oxytocin… Thinking someone is a foe can even make you less smart… you also inhibit yourself from considering his ideas, even if they are right

Employees perceptions of unfairness at work can negatively affect both their physical and mental health

Along with relatedness and fairness, status is another major driver of social behavior Testosterone levels go up, too. Testosterone helps people focus, makes them feel strong and confident.

The decision to focus on an outcome instead of a problem impacts brain functioning in several ways… focus on solutions generates a toward state, because you desire something. You are seeking, not avoiding. This increases dopamine levels, which is useful for insight.

At the heart of this framework is the idea that is attention itself that changes the brain… all you need to change a culture, whether at home or at work, is focus other people’s attention in new ways long enough

Creating a sense of safety is the first step to transforming a culture … given that any change tends to bring a sense of threat on its own, changing a culture requires creating toward states everywhere you can

Struttura e contenuti del libro
Il testo di David Rock ha il grande pregio di essere scorrevole, accattivante e coinvolgente (!) mantenendo contemporaneamente una forte solidità scientifica. Ciò è dovuto certamente allo stile di Rock, che è capace di rendere comprensibile e chiara anche la descrizione “tecnica” del funzionamento dei neuroni, e alla struttura che ha dato al libro stesso. La narrazione infatti segue le vicende di una famiglia durante una giornata lavorativa, mostrando come una manager, un libero professionista e i loro figli si trovino di fronte alla necessità di concentrarsi sulle attività da svolgere, risolvere problemi, prendere decisioni, gestire le relazioni con altri interlocutori, negoziare, favorire il cambiamento, e incappino di volta in volta in difficoltà, errori e successi. Di ognuna di queste situazioni Rock ci svela il “retroscena” mentale, descrive quali sono stati i processi cerebrali che hanno portato a un certo risultato (soffermandosi sulle situazioni più problematiche) e, soprattutto, ci mostra come avrebbero potuto essere gestiti diversamente, con esiti più soddisfacenti.
Vediamo così Emily alle prese con la difficoltà di dare priorità agli eventi, gestire gli imprevisti, sviluppare un progetto con creatività e proporlo in maniera convincente ai propri stakeholder, gestire con difficoltà un meeting con i propri collaboratori e decidere di far cambiare abitudini ai figli. Contemporaneamente, seguiamo Paul mentre affronta il timore di non riuscire a gestire un progetto complesso, cerca di convincere i suoi clienti della sua capacità realizzativa, gestisce un conflitto con un fornitore. Rivediamo in questi momenti molti dei nostri comportamenti poco efficaci, comprendendo perché incorriamo in certi errori e individuando nuovi comportamenti più efficaci.

Il testo è diviso in quattro capitoli (o “atti”, come se si svolgessero sulla scena), ciascuno dedicato a una parte della giornata dei nostri protagonisti e a un’area di competenze specifica. Al termine di ogni capitolo vengono riassunti i punti principali e dati alcuni spunti operativi per applicare anche nella propria attività quotidiana le nuove modalità d’azione che Rock di volta in volta suggerisce.
E’ evidentemente difficile e probabilmente poco utile riassumere i contenuti dei diversi capitoli, perché stiamo parlando della descrizione di processi cerebrali, che non possono essere “sintetizzati”, pena la perdita di completezza ed esattezza. E’ possibile però evidenziare alcuni temi di base, che sono trasversali al libro: 

  • la “limitazione” della corteccia cerebrale, la parte più evoluta del nostro cervello, quella che “pensa” e “ragiona”, ma che riesce a farlo con grande dispendio di energia e concentrandosi solo su pochi concetti alla volta
  • l’inevitabilità della distrazione e la necessità di allenare la capacità di concentrarci per usare la corteccia cerebrale al meglio
  • l’importanza di acquietare i pensieri per far emergere creatività e intuito
  • la connessione tra pensiero, bisogni di base ed emozioni primarie, in particolare la paura e il desiderio, che regolano (o sregolano) la nostra capacità di decidere, agire, ragionare e relazionarci con gli altri
  • la possibilità di creare relazioni più autentiche e cooperative conoscendo i bisogni essenziali delle persone (relazione, status, autonomia, fairness, certezza) e tenendone conto nelle interazioni 

Come si può vedere, i concetti descritti non sono totalmente nuovi, specie per chi si interessa di neuroscienze e leadership. Il pregio di questo libro consiste però nell’averne dato un quadro completo, e nell’aver correlato tra loro elementi generalmente affrontati e approfonditi separatamente (la decisione rispetto all’intelligenza emotiva, ad esempio), facendone emergere la profonda connessione e coerenza interna. Altro pregio è sicuramente la chiarezza con cui i concetti vengono esposti e la capacità di Rock di ricondurre ogni elemento a situazioni familiari comprensibili, in cui ognuno può riconoscersi e per cui ognuno può trovare spunti concreti per il proprio miglioramento.
L’unico punto su cui trovo che sarebbe stato interessante avere maggiore approfondimento è relativo allo sviluppo della consapevolezza. Rock dice che è la base da cui partire per sviluppare le nostre facoltà mentali, ma dedica poco spazio al come diventare più consapevoli: cita la pratica di mindfulness, suggerisce di dedicare ogni giorno anche poco tempo ma con costanza a esercitare l’attenzione, ma risulta al lettore neofita poco chiaro in proposito. Per questo, suggerisco a chi fosse interessato ad approfondire di leggere i libri di Jon Kabat Zinn e, relativamente al tema della mindfulness al lavoro, i testi di  Michael Chaskalson e  Vibo Koole (di quest’ultimo trovate la recensione qui)

Conclusione
In sintesi, ritengo che Your brain at work sia un libro interessante per chiunque voglia usare la massimo le proprie capacità più profondamente umane, avendo un impatto positivo nell’attività lavorativa ma anche nella vita di tutti i giorni. Forse non propone concetti nuovissimi ma li collega tra loro in una cornice che li rende comprensibili e utilizzabili praticamente. La densità dei concetti ne permette la lettura a più livelli e forse in più fasi: lo si può affrontare “a volo di uccello” per avere una visione generale visione completa di come funzioniamo, oppure possiamo soffermarci su alcune parti, tornare, approfondire per entrare nel dettaglio delle singole aree e individuare quali azioni si vogliono sperimentare per imparare ad usare le nostre facoltà mentali in maniera più efficace, magari scegliendo di sperimentare uno o due comportamenti nuovi per volta, e attendendo di averli assimilati prima di passare alla sezione successiva.