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Recensione di Paolo Iacci sul volume Non morire dei riunioni di Marina Capizzi e Tiziano Capelli
Permettetemi di partire con una considerazione personale. Mio padre era nato primogenito da una famiglia di agricoltori ed era stato l’unico a studiare. Per lui il lavoro è sempre stato un valore centrale. Da lui ho ereditato la stessa convinzione e di questo sono orgoglioso.
Ancora studente ho iniziato a lavorare nella consulenza e lui non si capacitava del fatto che io dessi dei consigli a qualcuno che lavorava non avendo mai iniziato a lavorare davvero. Quando poi finalmente sono entrato in azienda ha sempre cercato di capire in cosa consistesse il mio lavoro. Ho più volte cercato di spiegarglielo, ma lui insisteva: “sì, va bene, parli con le persone, d’accordo, ma nel concreto?!
Fai delle riunioni, ma quello non è lavorare. Concretamente cosa fai?” Credo abbia sempre pensato che, pur di non lavorare, io fossi disposto a stare sempre in azienda fino a ora tarda. Da non credere.
