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Tutti si lamentano delle riunioni ma tutti continuano a farle nello stesso modo. Perché? La risposta ci viene dai molti progetti sviluppati nelle organizzazioni.
Ci sono due ragioni per cui non riusciamo a cambiarle: le riunioni sono lo specchio delle organizzazioni, e non sappiamo come farle diversamente. Se volete capire come funziona un’azienda, osservate le sue riunioni. Vedrete, ad esempio, che: dove non c’è la cultura del risultato e non si è abituati a decidere, le persone non sanno perché sono invitate e le riunioni sono inconcludenti. Dove non c’è leadership diffusa, i capi, essendo oberati, mandano alla riunione i collaboratori senza delega decisionale -“vai, e poi mi racconti”- così tutti perdono tempo.
Nelle aziende dove i silos sono molto presenti, le riunioni sono campi di battaglia; dove non ci si ascolta, fiumi di parole tra persone che pensano agli affari propri. Dove è importante evitare conflitti, alle riunioni vengono invitate intere folle; e se la sicurezza psicologica è bassa, le persone hanno paura ad esporsi: quando chi tiene la riunione chiede “ci sono domande?”, cala il silenzio e la riunione finisce.
E potremmo continuare… Tutte queste disfunzioni, se ci pensate, sono figlie della cattiva gerarchia che ci arriva dal passato. Quindi, si muore di riunione perché si muore di cattiva gerarchia e, per cambiare, occorre intervenire sulla cultura dell’organizzazione.
Articolo di Marina Capizzi e Tiziano Capelli su Economy Magazine (cartaceo mensile), maggio 2024
