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Da remoto si fanno più riunioni? Durante lo smart working la loro frequenza è aumentata del 23%. A discapito delle riunioni “in presenza”, che entro il 2024, si stima, diminuiranno al 20% del totale, contro il 60% delle riunioni da remoto. Di sicuro l’emergenza Covid ha accelerato una transizione che porterà molti incontri, meeting e riunioni, che prima erano in presenza, a essere svolte da remoto tramite Skype, Zoom e gli altri client. Detto ciò, ci sono cose che non cambiano, sia che si tratti di riunioni faccia a faccia o schermo a schermo.
Se da un lato permettono di continuare a lavorare anche a distanza, inevitabilmente però le video-riunioni portano con sé alcune sfide. La prima è sicuramente il «sovraccarico». Organizzare meeting da remoto è facile e veloce e si tende ad abusarne. «E’ fondamentale però tenere a mente che solo un meeting necessario è un meeting efficace». C’è poi il fattore della scarsa partecipazione, con le distrazioni nel lavoro da remoto che si moltiplicano: dal campanello che suona alla chat che lampeggia sul desktop; mantenere la concentrazione a lungo è diventato più difficile. Insomma, le difficoltà si moltiplicano e la domanda che spesso sorge spontanea è «ma tutte queste riunioni servono davvero»?
Articolo di Marina Capizzi e Tiziano Capelli pubblicato su Vanity Faire
